Internet è da sempre invaso da notizie false, ma oggi l'accelerata diffusione di contenuti generati dall'intelligenza artificiale ci espone a questo fenomeno più che mai. I dati parlano chiaro: sui social media i materiali prodotti dall'IA corrono a una velocità superiore di circa il 70% rispetto alle informazioni veritiere.

Il problema è che non esiste un sistema le informazioni fallaci. Le leggi cambiano da paese a paese, così come l'interpretazione stessa di "notizia falsa"; in più, solo una minima parte di questi contenuti è considerata ufficialmente illegale. Allo stesso modo, le regole interne delle varie piattaforme (termini di servizio, linee guida della community) divergono profondamente tra loro e la loro applicazione è spesso altalenante e imprevedibile.

La situazione cambia quando entrano in gioco i contenuti generati dall'IA e, in particolare, i deepfake. Questi, infatti, sfociano spesso in veri e propri reati: pornografia non consensuale, violazione della privacy, truffe finanziarie, furto d'identità e materiale pedopornografico e altro ancora. Per questo motivo, anche se le normative sull'IA muovono ancora i primi passi, i governi si stanno dimostrando molto più tempestivi nel regolamentare questo tipo di contenuti.

Cosa possiamo fare, quindi, quando ci imbattiamo in contenuti falsi online? Ad esempio, a volte si potrebbe voler rispondere a un post spiegando all'autore dove sbaglia, oppure proporre una Nota della collettività (su X) con le informazioni necessarie a ristabilire il contesto ottimale. Altre volte, si potrebbe voler segnalare un determinato contenuto alla piattaforma che lo ospita perché è illegale nel proprio paese o viola le regole interne sull’ integrità dell’informazione della piattaforma stessa. Si può persino decidere di denunciare alle autorità un caso di informazioni fallaci che costituiscano reato, come le truffe o i crimini d'odio.

Facciamo una rapida panoramica delle opzioni di segnalazione per le informazioni fallaci “ordinarie” e per quelle generata dall'IA che le organizzazioni della società civile (CSO) possono utilizzare. Queste opzioni dipenderanno dalla piattaforma che state usando e dal paese in cui usufruite del servizio.

Come segnalare casi di informazione fallace nell'Unione europea e nel Regno Unito

Nell'UE, tutti i servizi di hosting - comprese le grandi piattaforme come X, YouTube, TikTok, Facebook e Instagram - hanno l'obbligo di legge di offrire strumenti che permettano agli utenti di segnalare i contenuti ritenuti illegali. A seconda del paese, esistono diverse fattispecie di informazione fallace: in Francia, ad esempio, la banalizzazione o la negazione dei crimini contro l'umanità può essere illegale, così come lo è promuovere il totalitarismo in Polonia, o pubblicizzare un prodotto rubando l'identità visiva di un marchio in Spagna.

La maggior parte dei contenuti generati dall'IA, inclusi i deepfake, è illegale solo quando serve a commettere reati specifici come truffa, molestie, diffamazione o manipolazione elettorale. Tuttavia, alcuni paesi hanno già introdotto leggi specifiche per i contenuti generati dall'IA. L'Italia, ad esempio, ha introdotto un nuovo reato (art. 612-quater del Codice penale) che punisce la diffusione di immagini, video o audio falsificati o alterati tramite IA quando tale materiale arreca un danno ingiusto. La Francia è un altro esempio di paese che ha introdotto un reato specifico contro i deepfake a sfondo sessuale (Legge n. 2024-449 del 21 maggio 2024). I deepfake a sfondo sessuale sono puniti anche dalla legge irlandese (Legge del 2020 in materia di molestie e comunicazioni dannose), che criminalizza la condivisione di immagini intime non consensuali, inclusi i deepfake.

I cittadini europei di qualsiasi Stato membro possono segnalare un contenuto ritenuto illegale nel proprio paese, indipendentemente da dove sia stato pubblicato. I meccanismi di segnalazione devono essere gratuiti e la piattaforma è obbligata a notificare l'esito all'autore della segnalazione, indicando le opzioni di ricorso. In genere, se la piattaforma riconosce l'illegalità del contenuto, lo rimuove o ne limita la visibilità nel paese interessato. Questo serve anche a tutelare la piattaforma stessa, che potrebbe essere ritenuta legalmente responsabile se un giudice accertasse che l'illegalità del contenuto era palese e andava gestita subito.

In molti Stati membri dell'UE esistono canali nazionali dedicati per la segnalazione di contenuti illegali. In Francia, il Ministero dell'Interno gestisce PHAROS, un portale online per segnalare determinati tipi di informazione fallace illegale (come diffamazione, truffe, incitamento all'odio). I casi possono poi essere deferiti alle autorità francesi competenti affinché decidano se procedere per vie legali.

In Polonia, il portale Dyżurnet.pl, all'interno dell'Istituto nazionale di ricerca (NASK), raccoglie le segnalazioni sui contenuti online illegali, categoria che include le offese legate a nazionalità, etnia, razza o religione. In Italia, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) offre uno strumento per segnalare qualsiasi violazione di legge sulle piattaforme digitali e un modulo specifico per i video online che contengono, ad esempio, informazione fallace che incita illegalmente all'odio razziale, sessuale, religioso o etnico. In Spagna è possibile segnalare la informazione fallace a sfondo sessuale o violento, compresi i contenuti generati dall'IA, attraverso il canale prioritario per la rimozione di contenuti sessuali o violenti, gestito dall'agenzia per la protezione dei dati. In tutta Europa e in molte altre giurisdizioni, gli utenti possono usare i canali INHOPE per segnalare materiale pedopornografico generato dall'IA, mentre Stop NCII offre un meccanismo dedicato per segnalare i deepfake a sfondo sessuale.

La legge dell'Unione europea obbliga inoltre le grandi piattaforme a permettere agli utenti di sporgere reclamo in base ai loro Termini e Condizioni e annullare le decisioni che non li rispettano. Si tratta di una risorsa preziosa, perché alcune forme di informazione fallace violano proprio queste regole interne. TikTok, ad esempio, non consente contenuti generati dall'IA "fuorvianti su questioni di rilevanza pubblica", Google vieta gli annunci pubblicitari che utilizzano contenuti multimediali manipolati “per ingannare, truffare o fuorviare”, mentre LinkedIn si impegna a rimuovere "le affermazioni palesemente false o fortemente fuorvianti che rischiano di causare danni". YouTube fa un ulteriore passo avanti fornendo ai creator, e ora anche a giornalisti, funzionari governativi e candidati politici, uno strumento di riconoscimento dei tratti somatici che li aiuta a individuare i deepfake del proprio volto sulla piattaforma e a chiederne la rimozione.

Diverse organizzazioni di controllo e testate giornalistiche hanno pubblicato indagini che hanno spinto queste aziende ad applicare le proprie regole su profili specifici: TikTok ha bloccato 20 account dopo che la BBC ha messo in evidenza l'uso di influencer di colore fittizie create con l'IA per reindirizzare gli utenti su siti con contenuti sessualmente espliciti, mentre i report di Indicator Media hanno costretto Meta a rimuovere 200 inserzioni pubblicitarie che promuovevano servizi per generare immagini sessualizzate senza consenso delle interessate.

Queste regole di solito hanno un valore globale, quindi potete segnalarne la violazione alla piattaforma da qualsiasi paese vi colleghiate. Nell’UE, tuttavia, i servizi più grandi sono obbligati per legge a mantenere pubblica e aggiornata la versione ufficiale dei loro Termini e Condizioni, tracciando ogni modifica in un registro accessibile a tutti. Inoltre, le piattaforme hanno l'obbligo di annullare qualsiasi decisione interna che vada contro le loro stesse condizioni d'uso; e come detto prima, questo rappresenta un punto cruciale

Nel Regno Unito, la legge stabilisce chiaramente che i social e i siti più frequentati (quelli usati da almeno il 10% della popolazione europea per un minimo di sei mesi) devono rispettare i propri Termini di Servizio, specialmente se questi vietano determinate categorie di contenuti regolamentati generati dagli utenti. Tuttavia, anche se l'autorità garante indipendente Ofcom ha la responsabilità di far rispettare tali obblighi, non indaga sui singoli reclami ma invita gli utenti a contattare direttamente le piattaforme. Un altro esempio è la Internet Watch Foundation, che sul sito reportharmfulcontent.com spiega proprio come segnalare i contenuti dannosi, comprese varie forme di informazione fallace come il furto d'identità.

Se parliamo invece di informazione fallace illegale, ci sono altre risorse a disposizione. Il National Police Chiefs' Council britannico gestisce TRUE VISION, un canale specifico per segnalare i crimini d'odio online. Inoltre, il diritto penale punisce in modo mirato la diffusione di notizie false in rete quando c’è l'intento di "causare un danno psicologico o fisico non trascurabile a un pubblico potenziale". L'Online Safety Act, poi, rende illegale la condivisione (o la minaccia di condivisione) di immagini intime di adulti senza il loro consenso, inclusi i deepfake. Tutti questi reati si possono denunciare di persona alla polizia, oppure online e in forma anonima tramite l'associazione indipendente Crimestoppers, che provvede poi a girare la segnalazione alle forze dell'ordine. I minorenni che vogliono rimuovere dal web foto o video a sfondo sessuale che li riguardano possono usare anche Report Remove, uno strumento dedicato a tale scopo.

Vale inoltre la pena sottolineare che i deepfake sollevano spesso un problema di privacy e protezione dei dati, poiché usare l'immagine, la voce o il nome di qualcuno è a tutti gli effetti un trattamento di dati personali. Chi si trova nell'UE può presentare un reclamo al garante della privacy del proprio paese. In Francia, ad esempio, l'ente di riferimento è la CNIL (Commission nationale de l'informatique et des libertés); nel Regno Unito, la controparte è l'ICO, che applica una linea molto simile sui deepfake e la tutela dei dati.

Come segnalare la informazione fallace in Nigeria, Ghana, Kenya e Sudafrica

In Nigeria vige un obbligatorio Codice di regolamentazione per le piattaforme di servizi informatici interattivi e gli intermediari Internet di inserire nei propri Termini e Condizioni il divieto assoluto di creare o condividere informazioni "false o fuorvianti". Vigilare su questa norma spetta alla National Information Technology Development Agency (NITDA). L’agenzia non ha un canale dedicato esclusivamente alla informazione fallace, ma offre un modulo online generico per i reclami. Lo stesso codice, tra l'altro, costringe i siti a rimuovere i contenuti illeciti "nel minor tempo possibile" dal momento della segnalazione.

I reati informatici in rete sono regolati per lo più dal Cybercrimes Act del 2015. Questa legge definisce le sanzioni per l'uso doloso della tecnologia e punisce reati come l'accesso abusivo, il furto d'identità, il cyberbullismo, i messaggi offensivi e i contenuti osceni; tutti illeciti che oggi si possono commettere usando l'intelligenza artificiale. Non a caso l'ARCON, l'organismo di controllo della pubblicità in Nigeria ha lanciato un allarme sul boom di inserzioni create con l'IA che usano cloni di personaggi famosi per promuovere prodotti e servizi fraudolenti. Per denunciare questi crimini o altri contenuti illegali ci si può rivolgere alla Nigeria Police Force o al National Cybercrime Center, anche via WhatsApp o chiamando la loro Help Line.

La legge in Ghana considera reato la "pubblicazione di notizie false destinate a seminare paura e allarme", e sanziona chiunque usi internet per "inviare consapevolmente comunicazioni false o fuorvianti che possano mettere a rischio la sicurezza delle persone". Il Cybersecurity Act va ancora oltre e vieta in modo ampio l'inganno informatico, la informazione fallace, il furto d'identità e la manipolazione illecita dei dati, inclusa la creazione e la diffusione di contenuti digitali falsi come i deepfake. L'autorità per la sicurezza informatica del paese mette a disposizione un modulo di segnalazione online per denunciare cyberbullismo, truffe, notizie false, estorsioni sul web, abusi sui minori, furti d'identità e la diffusione non consensuale di immagini intime (NCII).

In Kenya, l’ informazione fallace che sfocia nell'incitamento all'odio può essere segnalata tramite un modulo online alla NCIC (National Cohesion and Integration Commission), che poi gira i casi alle forze dell'ordine. La informazione fallace in senso lato è invece regolata dal Computer Misuse and Cybercrimes Act del 2018, che contrasta le "pubblicazioni false" vietando la produzione e la diffusione di contenuti pensati per "creare allarme, sofferenza o paura", oltre a punire la manipolazione non autorizzata dei dati. Secondo gli esperti di sicurezza, i cittadini kenioti sono bersagliati da truffe basate sui deepfake, soprattutto legati a falsi investimenti finanziari. Questi attacchi informatici e molti altri abusi (contenuti offensivi, molestie, violenze di genere o sui minori) possono essere segnalati sul sito web del Computer Incident Report Team.

In Sudafrica la Commissione elettorale e la ONG Moxii Africa hanno creato il sito web Real411.org, dove è possibile inviare segnalazioni di illeciti digitali, inclusa la informazione fallace e l'informazione fuorviante. Le segnalazioni vengono esaminate da esperti digitali che formulano una decisione motivata sul provvedimento più idoneo da adottare. Il sito opera sulla base di un codice di condotta volontario a cui le principali piattaforme digitali non hanno ancora aderito, pertanto gli effetti concreti delle segnalazioni restano incerti.

Le tipologie di contenuti online illegali vengono denunciate come qualsiasi altro reato recandosi presso una stazione di polizia. È inoltre possibile segnalare contenuti online sospetti tramite il servizio della polizia Crime Stop (linea per le segnalazioni anonime) o inviando una richiesta di verifica presso il Cybersecurity Hub nazionale. È possibile inoltre utilizzare il modulo di segnalazione di Cybercrime.org.za, un'organizzazione impegnata nella lotta al crimine informatico. Inoltre, alcune forme di informazione fallace illegale online come la calunnia e la diffamazione possono essere denunciate online al Film and Publication Board.

In tutto questo, anche i fact-checker africani svolgono un importante ruolo contro le fake news. Potete inviare un contenuto da verificare ad Africa Check, un’organizzazione indipendente attiva in tutto il continente. In Ghana e in Nigeria è inoltre possibile segnalare informazioni sospette tramite la piattaforma Dubawa.

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Note e Disclaimer

Questa risorsa è stata creata nell'ambito del progetto AI for Social Change del Digital Activism Program di TechSoup, con il supporto di Google.org.

L'autrice ha utilizzato l'IA per creare questo contenuto. Tuttavia, l'intero articolo è stato ideato, revisionato e verificato dall'autrice e dal team di TechSoup.

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Informazioni sull'autore

Carlos Hernández-Echevarría è un giornalista con 15 anni di esperienza televisiva alle spalle come reporter, corrispondente e responsabile di programmi. Fa parte della task force permanente del Codice di buone pratiche sulla falsa informaizione e del gruppo di lavoro sulla informazione fallace dell'EDMO (Osservatorio europeo dei media digitali). Ha conseguito la laurea in Giornalismo presso l'Universidad San Pablo CEU e, grazie a una borsa di studio Fulbright, ha ottenuto un Master in Elections and Campaign Management presso la Fordham University.